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Cristiani d'Oriente - Storia

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Scheda storica sulla chiesa siriaca di Antiochia

Con il termine di Siria, veniamo subito richiamati al territorio dell'antica provincia romana, che con l'Ordinamento di Augusto comprendeva anche la Palestina. Ma se pensiamo alla lingua che veniva parlata in quella regione, l'area geografica si allarga di molto e non possiamo non rifarci a tutta la Mesopotamia, cuore degli antichi imperi Assiro- Babilonesi e più tardi territorio conteso tra i grandi stati di Roma e di Persia. (Il monastero di Mar Gabriel, in Tur Abdin, sull'alto corso del Tigri, si trova su quella linea che segnava il confine tra questi due stati e che spesso mutava di posizione ora arretrando ora avanzando a seconda delle fortune dei due contendenti).


Così nel IX secolo, definisce "Siria" il patriarca Dionigi di Tellmahare:

"
…Dobbiamo far sapere che il nome "Siria" è un nome generico che si compone di due specie. Si chiamano Siriani, propriamente, gli abitanti della regione ad occidente dell'Eufrate, che si estende in lunghezza dal monte Ammanus, a nord di Antiochia, fino ai confini della regione della Palestina, a sud; in larghezza, dal mare (Mediterraneo) fino al fiume Eufrate…. Dunque quelli che sono ad occidente dell'Eufrate sono Siriani in senso proprio, ma in senso lato, si chiamano Siriani coloro che parlano la lingua aramaica sia ad occidente che ad oriente dell'Eufrate, cioè dal mare fino alla Persia (includendo quindi la Mesopotamia)… Radice e fondamento della lingua siriana, cioè aramaica, è Edessa".
In "Margheritae" - Testi siriaci sulla preghiera - a cura di Paolo Bettiolo.


L'aramaico, una lingua semitica come l'accadico, il fenicio, l'ebraico era parlato da popolazioni stanziatesi in Mesopotamia nel XII-XI sec. a Cr. dapprima nomadi, poi assimilate nei regni assiro-babilonesi. La sua scrittura alfabetica, improntata a quella fenicia, più facile a scriversi dell'assiro-babilonese dai caratteri cuneiformi, si impose a poco a poco già durante l'impero assiro (VIII sec.a. Cr.)

Interno Chiesa Mar Gabriel

Quando dopo la distruzione di Ninive (612), Nabopolassar, arameo, fonda la dinastia neobabilonese, l'aramaico è già la lingua commerciale e diventerà di lì a poco la lingua dei rapporti diplomatici.
Nel VI sec. Ciro il Grande, fondatore dell'impero persiano, che si estendeva dall'Egeo all'Indo, dal Caucaso all'Egitto, farà dell'aramaico la lingua ufficiale del suo stato.
Gli stessi ebrei che avevano adottato l'aramaico durante la loro lunga prigionia a Babilonia, continuarono a parlare questa lingua in patria, dopo che Ciro, nel 539 a. Cr. ebbe concesso loro la liberazione. "Certe parti dei libri biblici di quest'epoca sono redatti direttamente in aramaico (Esdra e Daniele), e divenne necessario tradurre le stesse Scritture ebraiche in aramaico…
Nel III sec a Cr. l'ebraico era relegato al rango di lingua liturgica e letteraria. Il popolo parlava l'aramaico. E questo aramaico giudeo-palestinese sarà la lingua di Gesù, degli apostoli e dei rabbini" (Selis)


Con la conquista dell'impero persiano da parte di Alessandro Magno, nei primi decenni del IV sec. in tutto il Medio Oriente, lingua ufficiale dello stato diventerà il greco e l'aramaico si ramificherà in dialetti.


Nel I secolo dell'era cristiana si distinguono ormai due grandi filoni della lingua aramaica:

  • l'aramaico occidentale in Siria, Palestina e anche Egitto
  • l'aramaico orientale con il suo centro di irradiazione a Edessa, oggi Urfa in Turchia (alta Mesopotamia)


In entrambe le aree si avranno produzioni letterarie specifiche, ebraiche e cristiane.
In area cristiana in aramaico orientale, detto siriaco, viene redatta un'imponente letteratura, "la più importante della chiesa orientale del primo millennio" (Kawerau).


Inoltre, il siriaco sarà il principale mezzo di trasmissione culturale tra due mondi: l'occidentale Greco-latino e l'orientale persiano-arabo: molte opere di filosofia, di diritto, di geografia e scienze vennero tradotte dal greco in siriaco e quindi in arabo.

Oggi, questo aramaico-siriaco è tuttora parlato in Turchia, nel Tur Abdin, come dialetto turoyo e, come suret, in altre quattro località, in Iraq, in Iran, in Siria e in Armenia.


L'importanza di questa lingua è così presentata da Sebastian Brock, uno dei massimi siriacisti al mondo, all'inizio del suo libro "The Hidden Pearl": Quale lingua può vantare almeno tremila anni di uso ininterrotto?

  • E' testimoniata già nell'antichità da iscrizioni e documenti in un area che si estende dalla Turchia dell'ovest all'Afghanistan, dal Caucaso all'Egitto del sud;
  • divenne la più importante lingua letteraria di tre fedi;
  • si è diffusa al sud dell'India e all'ovest della Cina al tempo delle conquiste arabe;
  • è ancora oggi parlata in certi luoghi del Medio Oriente dai membri di quattro differenti fedi;
  • e che, nel corso del ventesimo secolo è stata portata dagli emigrati in tutti i cinque continenti?……


L'eredità aramaica è parte essenziale, ma generalmente dimenticata, della comune storia di tutti quelli che vivono oggi in Medio Oriente, di qualsiasi lingua o religione essi siano. Ma di certo è di particolare rilevanza per quelle comunità che hanno conservato l'uso dell'aramaico fino ad oggi, nell'uno o nell'altro dei suoi molti dialetti. Il fatto che quelle comunità si estendano attraverso quattro diverse religioni - Cristianesimo, Islam, Ebraismo e Mandeismo - è chiaro indice del ruolo fondamentale giocato dall'aramaico nel corso della storia passata del Medio Oriente.
E, oggi, vediamo che il patrimonio aramaico è conservato al meglio dalle diverse chiese cristiane, la cui lingua liturgica tradizionale è il siriaco - "siriaco" essendo il nome del principale dialetto cristiano dell'aramaico".

Tre dunque sono le antiche lingue della tradizionale trasmissione cristiana: come per la chiesa occidentale-romana la lingua della liturgia e della letteratura è il latino e per la chiesa di tradizione greco-bizantina il greco, per la chiesa orientale è l'aramaico.


La versione dell'Antico Testamento ebraico in lingua aramaica, revisionata sul testo greco della LXX è detta Peshitta. Il termine significa "semplice", "comune", "comunemente letta" con il significato, molto probabilmente, che noi occidentali siamo soliti dare alla "Vulgata", la traduzione in latino delle stesse scritture, fatta da S.Girolamo nel IV sec.
La datazione è incerta, ma "doveva già esistere prima delle grandi controversie cristologiche, al più tardi prima del concilio di Efeso del 431, perché altrimenti sarebbe incomprensibile che la Peshitta venisse utilizzata ugualmente sia dai nestoriani che dai monofisiti" (P.B.Dirksen)
Esistono diversi antichi manoscritti della Peshitta risalenti al IV e VI secolo. La Biblioteca Ambrosiana di Milano possiede un codice manoscritto della Peshitta del VI secolo che è uno dei più completi esemplari esistenti dell'Antico Testamento in siriaco.

La storia del cristianesimo in Siria, coincide con l'evangelizzazione delle città di Edessa (Urfa-Turchia) e di Nisibis (Nusaybin-Turchia), contemporaneamente col diffondersi del Cristianesimo a partire da Antiochia, la capitale di tutte le province asiatiche di Roma , dove per la prima volta tutti i seguaci di Gesù, giudei e pagani, e da allora per sempre, vennero chiamati "cristiani".
La prima evangelizzazione qui si fa risalire alla predicazione del discepolo Addai (Taddeo), uno dei settanta, che dopo la Pentecoste sarebbe venuto ad Edessa.
Già dal II secolo la teologia siriaca si caratterizza per una sua peculiarità e per la riflessione e l'opera di grandi figure: l'apologeta Taziano l'assiro; Bardesane di Edessa; Afraate monaco, asceta e vescovo noto anche col nome di Mar Jacob e il grande S.Efrem il Siro, teologo, poeta e padre della chiesa indivisa. I temi su cui amano soffermarsi sono: il problema della libertà dell'uomo, inclinato ma non vinto da natura e destino (Bardesane); la discesa del divino nel mondo corporeo e l'ascesa del corpo umano spiritualizzato dalla grazia santificante (Efrem); la presentazione del Cristianesimo come passaggio senza cesure dall'Antico al Nuovo Testamento, perfetta prosecuzione del Giudaismo (Afraate).

URFA - (EDESSA) - La grande vasca della carpe sacre

URFA - (EDESSA) - La grande vasca della carpe sacre

Nei secoli IV e V in queste terre di Siria, Palestina ed Egitto si assiste a una straordinaria fioritura di monachesimo nelle più diverse forme di vita anacoretica (reclusa, cenobitica, stilistica) che distingue la chiesa siriaca (specie il fenomeno stilita) e la rende famosa su tutte le altre.
S.Antonio il Grande, S.Simone la Stilita e S. Marone sono alcuni dei più noti tra i tanti monaci che vissero in questa regione.
La celebre pellegrina spagnola Egeria, nel racconto del suo viaggio verso Oriente per visitare i luoghi santi, testimonia del suo desiderio di incontrare i "santi monaci", così numerosi in Mesopotamia. La sola piccola area del Tur Abdin, nella quale si contano ottanta monasteri, alcuni dei quali tuttora attivi, deve il suo nome "Montagna dei servi di Dio" o "degli oranti" all'alto numero di monaci e monasteri che vi si concentrarono in quest'epoca.


Il 451 è una data fondamentale per la storia della Chiesa: si celebra il Concilio di Calcedonia (oggi Kadikoy quartiere di Istanbul sulla costa asiatica) che darà soluzione a una serie di vecchie dispute teologiche di carattere cristologico.
Il Concilio definisce l'esistenza in Cristo di una sola persona in due nature: umana e divina.
(E' interessante riflettere come nell'affrontare le complesse questioni del tema, il concilio abbia operato anche "un evento linguistico di straordinaria rilevanza con la sua distinzione tra la "natura" e la "persona".. ; una distinzione che ha contribuito non poco all'emergere della nozione di persona e le cui conseguenze restano tuttora in gran parte da sviluppare." A. Ducay -Il concilio di Calcedonia 1550 anni dopo- Ed. Vaticana 2003- pag.5)
Alcune chiese orientali (sira, copta, armena ) rifiutano questa definizione, evidenziando la componente divina o volendo evidenziare la "unicità" più che una sola natura in Cristo e vennero dette Monofisite (una solo natura). Solo nel secolo scorso in seguito ad approfonditi studi si potè distinguere tra "monofisismo apparente", dovuto a questioni terminologiche e "monofisismo reale", il quale al di là di fatti linguistici nega l'autentica umanità di Cristo vista come riassorbita in quella divina, come affermava Eutiche, dichiarato eretico da sempre anche dalla chiesa sira.
Nascono tensioni con la grande chiesa (bizantina soprattutto), ed entrano in gioco, in queste zone di confine, rivalità e alleanze con i persiani Sasanidi, che già avevano accolto nei loro confini la fazione dei nestoriani, condannati dal Concilio di Efeso del 431 (saranno espulsi dai confini dell'impero nel 562).
L'imperatore Giustiniano (482-565) perseguitò gli anticalcedonesi in modo duro; l'imperatore Eraclio (?575-641), come ultimo tentativo di conciliazione, tentò una mediazione promuovendo la dottrina del Monotelismo in cui si sosteneva che in Cristo vi era una sola volontà (monotelismo) senza confusione fra le due nature, umana e divina. (Tale posizione viene condannata come eretica nel IV concilio di Costantinopoli- 680). Le tensioni continuarono, tanto da creare una vera spaccatura all'interno della chiesa. Si formarono chiese non calcedonesi a carattere nazionale in Armenia, in Siria e Mesopotamia, in Egitto e Abissinia.
E' difficile per noi comprenderlo, ma "nel V secolo la questione di Gesù Cristo come Dio e uomo non era una questione astratta, dibattuta in aule di studio; era una questione diffusa ovunque, che riguardava principalmente ciò che Dio e Chiesa erano nella totalità delle loro dimensioni. La questione cristologia era una questione onnicomprensiva e come tale fu trattata e riassunta nella definizione di fede del Concilio di Calcedonia. La cristologia calcedonese può essere quindi qualificata come cristologia dell'integrità, e questo in un doppio significato: in quanto riflette sull'identità di Gesù Cristo come vero Dio e vero uomo, attraverso le concettualizzazioni concrete derivanti dal mistero della incarnazione, e in quanto indica la complessità dei suoi riferimenti essenziali per individuarne i nessi di senso e le molteplici implicazioni. Per questo motivo la dottrina calcedonese rimane anche la dottrina della sintesi e, in quanto sintesi del divino e dell'umano, si trova di fronte a noi come "struttura aperta", come "bellezza disperata", secondo la formula mistica di san Gregorio di Nissa, cioè tale che il credente la cerca in continuazione senza mai raggiungere l'appagamento." (J. Krolikowski- Il protodogma cristiano: la dottrina di Calcedonia come fonte del nexus mysterorum- Ed. Vaticana - pag.159-60)

Nel VII secolo, dopo la conquista araba, l'islam, nella convivenza coi cristiani regolò i rapporti secondo le norme di un modus vivendi per cristiani ed ebrei, già sancito dal Corano e probabilmente imposto con la "Carta di Umar": la speciale protezione (Dhimma) prevista per la cosiddetta "gente del libro", che in cambio di pesanti limitazioni in campo sociale ed economico, permise ai cristiani delle province orientali di continuare nella loro professione di fede "Per due secoli dopo la conquista, calcolano gli storici, l'Islam fu praticato da meno della metà della popolazione e solo nel IX secolo divenne maggioritario in Mesopotamia, Egitto, Siria…" . (S.Fumagalli -L'Emiro e il Patriarca- Aquilegia Ed. -pag. 154- Milano 2008)
Il rapporto con L'Islam portò alla necessità di una vicendevole presentazione delle proprie dottrine di fede. Le prime opere in campo cristiano si debbono a Giovanni Damasceno (VIII sec.) che scrisse "Disputa tra un cristiano e un saraceno" e al suo discepolo Teodoro Abucara vescovo di di Carre (Harran in Turchia).


Nel XII secolo, i turchi selgiuchidi entrano in territorio bizantino (1071 - battaglia di Mantzkert, presso il lago Van) iniziando una sistematica conquista di tutta la penisola anatolica fino alla caduta di Costantinopoli circa tre secoli dopo - 1453 - per opera di Mehmed II; e della Siria, da Adana a Mosul, all'Arabia e all'Egitto tra il 1512 e il 1516 da parte di Selim I.
Nel lungo periodo di stabilità politica che seguì, i cristiani vennero organizzati in giurisdizioni a base confessionale (Millet). I siro-ortodossi, che durante le crociate avevano coabitato pacificamente, a causa del comune monofisismo, con gli armeni nella Contea di Edessa, nel regno della Piccola Armenia, si videro uniti in uno stesso Millet con gli armeni, sotto il patriarcato armeno di Costantinopoli, quasi come una nazione non territoriale all'interno del grande Impero Ottomano.

Monastero di Mar Gabriel - Vista interna

Nel XVII secolo, missionari occidentali, specialmente francescani, provocarono all'interno della chiesa siriaca un movimento di unione alla chiesa latina, favorendo la nascita della chiesa siro-cattolica . Nel 1662' il vescovo Andrea Ahijan (1662-1677), favorevole all'unione, fece professione di fede cattolica, seguito da una parte dei fedeli e del clero, entrando da quel momento a far parte integrante della Chiesa Cattolica.
L'altra parte elesse un suo patriarca dando origine ad una gerarchia siro-ortodossa, mentre veniva a cadere il nome di Chiesa Giacobita che aveva caratterizzato la Chiesa Sira fino a quel momento, dal nome del suo primo organizzatore Jacob Baradai, vescovo di Edessa (541- 578).


Ai giorni nostri, a partire dal 1955 il patriarcato siro-ortodosso entra a far parte del Concilio Ecumenico delle Chiese, che raggruppa la maggior parte delle chiese cristiane.
Nel 1963, durante il Concilio Vaticano II, all'invito del papa Giovanni XXIII, il Patriarcato invia un osservatore nella persona dell'attuale patriarca , all'epoca semplice prete.
Nel 1984 l'attuale patriarca Ignazio I Iwas incontra il papa Giovanni Paolo II a Roma. La comunicazione congiunta, pubblicata all'indomani di questo incontro, stipula chiaramente che: "Le incomprensioni e gli scismi che si sono verificati dopo il Concilio di Nicea non intaccano la sostanza della fede, dal momento che queste difficoltà sono sorte per motivi di divergenze terminologiche, di differenze culturali, di formulazioni diverse mutuate da differenti scuole teologiche per esprimere la stessa realtà".
Dopo aver riaffermato la fede comune nella Trinità e nel mistero di Cristo, Dio fatto uomo, la dichiarazione, pur riconoscendo che la celebrazione congiunta dell'Eucarestia per le due comunità non è ancora possibile, permette ai fedeli di ciascuna delle due chiese di ricorrere, in caso di bisogno, ai sacramenti dell'altra, ed incoraggia la collaborazione in materia teologica (C.Selis)
(Su questo tema si veda l'interessante relazione del prof. Sebastian Brock : "Il dibattito cristologico del V e VI secolo nel contesto del dialogo teologico moderno" riportata nella raccolta degli Atti del II convegno all'Ambrosiana -28 marzo 2003-, segnalato in "Attività")

La sede nominale del Patriarcato Siro-Ortodosso è da sempre la sede apostolica di Antiochia, ma i Patriarcati siri non risedettero mai in questa città. La sede fu il Monastero di Deir Zafaran (Mardin in Turchia) dal 1034 al 1924. Poi Homs dal 1924 al 1959, e da allora è Damasco.


Negli ultimi anni, grazie all'impegno di giovani ricercatori, sono usciti testi che, pur nella alta specializzazione che richiedono, divulgano anche per un largo pubblico di lettori non specialisti, la complessa e complicata storia -così purtroppo si mantiene anche ai nostri giorni- di questi luoghi del Vicino e Medio Oriente. Questi studiosi, con ammirevole sforzo, chiariscono a noi occidentali-latini, spesso ignari della storia dei nostri fratelli di fede, in Oriente, la loro straordinaria testimonianza di vita e colmano secoli di dimenticanza.

Segnaliamo a proposito di tradizione siriaca, l'interessante capitolo di Alessandro Mengozzi, "I cristiani di tradizione siriaca del Vicino e Medio Oriente", in "Popoli e Chiese dell'Oriente cristiano", a cura di Aldo Ferrari (pag. 135- 176) - Edizioni Lavoro - Roma 2008

Monastero di Mar Gabriel - Vista esterna

2 Marzo 2010: Convegno nazionale dei Delegati diocesani per l'Ecumenismo

"
Le Antiche Chiese Orientali", un quadro storico tra origini e sviluppi ecumenici contemporanei.
A cura del Prof. Jean Paul Lieggi.

  • Premessa: La Denominazione
  • Il Quadro Storico
  • I Dialoghi Ecumenici Contemporanei
  • Le Ricchezze Teologiche e Spirituali delle Antiche Chiese Orientali


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